Il Palazzo STORIA E APPROFONDIMENTI Una struttura sorprendentemente elegante in cui convivono armoniosamente architetture e stili diversi, affreschi e decorazioni pittoriche di grandissimo pregio.

LA STORIA E I PROPRIETARI

1493 – 1557

La costruzione

Palazzo della Meridiana, più propriamente detto “Palazzo Grimaldi della Meridiana”, fu costruito da Gerolamo Grimaldi Oliva (1493-1557).

Gerolamo Grimaldi Oliva era un banchiere genovese oltreché un mercante, con interessi in Portogallo e in Spagna (qui ebbe il monopolio della riscossione delle tasse a Granada e a Cordova). In questi Paesi trascorse la sua giovinezza, rientrando a Genova nel 1516. Palazzo Grimaldi della Meridiana costruito e realizzato secondo il progetto originario soprattutto grazie al figlio Battista.
L’edificio venne costruito in un’area per lungo tempo non urbanizzata, nonostante fosse vicina alla chiesa di S. Siro (prima cattedrale suburbana, VI sec.). L’area, infatti, era poco accessibile e molto scoscesa, trovandosi alle pendici della collina di Castelletto, in gran parte di proprietà dei frati di San Francesco.
Restò in possesso della famiglia Grimaldi Oliva fino all’estinzione della discendenza mascolina di Gerolamo, con la morte di Gio. Francesco III, nel 1757. La sorella di questi, Maria Teresa, sposò nel 1754 lo zio Gio. Agostino Grimaldi. Dal loro matrimonio nacquero due femmine: una di queste, Maria Antonia, fu l’ultima proprietaria Grimaldi Oliva del palazzo.

1565 – 1566

La committenza di Battista Grimaldi

Con testamento del 1550 Gerolamo Grimaldi lasciò “in fedeicommisso” il Palazzo all’unico figlio maschio, Battista, al quale si deve il completamento della decorazione interna del palazzo.

All’epoca della sua costruzione (1541 – 1545) il Palazzo, come oggi, aveva accesso da Salita San Francesco. Non esistevano ancora nè il tracciato nè i Palazzi di Strada Nuova (oggi via Garibaldi). Il completamento della decorazione interna del palazzo realizzata da Battista Grimaldi vide l’intervento del Bergamasco, di Luca Cambiaso (“Ulisse che saetta i Proci”, “Episodi dell’Odissea”, “Satiro sbeffeggiato da Amore”), del Perolli e di Lazzaro Calvi. Sotto la committenza di Battista Grimaldi venne affrescata la facciata più alta con “Storie di Ercole” (attribuita ad Aurelio Busso) mentre, fuori e dentro, si sono trovati contributi decorativi di Giò Batta Castello (anni1565–1566).
In quel periodo iniziò anche la lottizzazione della zona, venne tracciata la direttrice di “Strada Nuova” ed iniziarono ad essere costruiti i fastosi edifici che la coronano.

1778 – 1786

La nascita di Piazza della Meridiana

Successivamente (1778 – 1786) venne aperta “Strada Nuovissima” (oggi via Cairoli): a collegamento con “Strada Nuova” venne creata la Piazza (oggi Piazza della Meridiana).

La Piazza nasceva su un’area che ospitava un tempo i Giardini del Doge Giacomo Brignole.
A seguito della Piazza, venne così rinnovata la facciata sud del Palazzo su progetto di Giacomo Brusco (della vecchia facciata resta la documentazione grafica di P.P Rubens che lo inserì nella sua opera “I Palazzi di Genova”, Anversa 1622).
La Piazza prese così il nome di “Piazza della Meridiana”.

1800 – 1885

I passaggi di proprietà dell’800

Nell’Ottocento si verificarono numerosi passaggi di proprietà, dai Grimaldi di Geraci ai Serra di Cassano, agli Odero, ai De Mari ed infine ai Mongiardino che acquistarono il Palazzo nel 1885.

Nel 1835 Gio Agostino vendette il palazzo a Paolo Sebastiano Odero. Nell’atto notarile l’edificio è descritto evidenziandone le principali caratteristiche identificative: la maggior porta d’ingresso è prospettante su salita di San Francesco di Castelletto, la prospettiva però nella Strada Nuova con terrazzo ivi sporgente all’infuori nel mezzo, e con finta porta d’entrata, e la distinzione è dei due appartamenti. Da sottolineare anche la citazione della vasta cisterna situata sotto il giardino è da collegare al sistema idraulico del celebre spazio verde tardo-cinquecentesco.
La transazione, fu stipulata dal procuratore genovese Gio Battista De Grossi, per il prezzo di 230.000 Lire nuove di Piemonte.
Sebastiano Odero, ricco commerciante, fu quindi il primo personaggio “non nobile” a possedere il Palazzo della Meridiana. Alla sua morte, solo gli inventari delle sue merci stoccate nei magazzini del porto e degli arredi nel palazzo produssero un atto notarile di 576 pagine.
Nel 1847 Odero rivendette con ottimo fiuto il palazzo al marchese Nicolò De Mari per 400.000 Lire.
Successivi scambi vedono il Palazzo andare alla vedova di De Mari, la marchesa Monticelli, che lo vendette nel 1885 all’avvocato Giuseppe Mongiardino per 565.000 Lire.

1900 – 1915

Gli inizi del ‘900

Agli inizi del ’900 il Palazzo venne affittato alla società di Assicurazioni di Evan Mackenzie, che incaricò Gino Coppedè di adeguarlo a sede di uffici.

In questa occasione, oltre a nuove costruzioni nell’area del giardino posteriore, si coprì il cortile con un lucernario liberty, si rinnovarono le “grottesche” delle sue voltine e si intervenne pesantemente nella decorazione interna delle sale dove sono gli affreschi di Cambiaso e Calvi.

1915 – 1918

Dalla Grande Guerra del 15-18 all’inizio del XXI secolo

Durante la Guerra, 1915-18, Palazzo della Meridiana fu adibito ad Ospedale Militare; dopo la Seconda Guerra Mondiale il Palazzo è stato affittato del Comune di Genova ospitando uffici pubblici, scuole come il Conservatorio Niccolò Paganini.

In questo periodo furono eseguiti conseguenti tramezzature e rifacimenti interni.

2004 – Oggi

Il Gruppo Viziano

L’edificio è stato acquistato nel 2004 dalla società Palazzo Meridiana Srl (Gruppo Viziano) (Gruppo Viziano), che ha finanziato in proprio e curato l’integrale e filologico restauro conservativo.

Nell’ottobre 2010, ultimati i lavori di restauro, le parti storiche-monumentali sono state riaperte al pubblico in una nuova logica, più moderna e funzionale, che abbina l’aspetto museale all’utilizzo degli ambienti per eventi e ricevimenti, alla residenzialità (grazie alla presenza di appartamenti di grande prestigio), al commercio (con galleria di negozi).

I ROLLI DI GENOVA

I “Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova” (o Rolli di Genova) erano, ai tempi della Repubblica di Genova (XVI e XVII secolo), le liste di palazzi e dimore di nobili famiglie che aspiravano ospitare le alte personalità in transito a Genova per visite di Stato.
Palazzo Grimaldi della Meridiana fu inserito inizialmente nella categoria 2 e poi nella categoria 1, potendo così dare alloggio ai personaggi del più alto rango.
Oggi, gli edifici “dei Rolli” sono 42 e nel luglio 2006, insieme alle strade nuove di Genova, sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità Unesco.

I palazzi e le dimore erano catalogati in base al loro prestigio, per un totale, all’epoca, di circa 150 edifici. L’ospitalità era assegnata sulla base di sorteggio pubblico, tramite bussoli (bussolotti).
In questo modo la Repubblica poteva offrire “a costo zero” prestigiosa ospitalità ai personaggi più importanti dell’epoca (Re, Principi, Cardinali, Governatori, Ambasciatori, Ministri, Notabili, importantissimi Mercanti e i loro seguiti) , costo sostenuto dai Genovesi illustri proprietari di tali dimore (spesso grandi mercanti o potentissimi banchieri, finanziatori dei principali eventi internazionali di tali Monarchi), i quali potevano così mostrare tutta la loro opulenza e magnanimità effettuando proficue azioni che oggi definiremmo di “pubbliche relazioni”.

L’ARCHITETTURA
E LE RISTRUTTURAZIONI

 Palazzo Grimaldi della Meridiana, che gode sia dei vantaggi di palazzo di città un po’ decentrato sia di residenza di villa quasi suburbana, inaugura una tipologia finora inedita a Genova e rappresenta la testimonianza del rinnovamento architettonico ed urbanistico della Genova del ’500.

Un rinnovamento che culmina con la realizzazione di “Strada Nuova” (oggi via Garibaldi) e dei palazzi nobiliari sulla via stessa, e successivamente, tra il 1778 e il 1786 col tracciato di “Strada Nuovissima” (oggi via Cairoli).

APPROFONDIMENTI

LO STILE
E LA DECORAZIONE

Dalla decorazione esterna di Aurelio Busso dei prospetti nord e sud (dal 1541 al 1545) ai contributi di Gio Battista Castello “il Bergamasco” su Salita San Francesco (tra il 1556 e il 1566), sull’atrio e sugli interni tra il 1565 e il 1573, agli interventi di Gino Coppedè tra il 1907 e il 1913 e all’impronta pittorica di Mascialino nei primi del ‘900: un percoso di cambiamenti e realizzazioni emblema di proficue collaborazioni professionali.

APPROFONDIMENTI