La struttura del Palazzo

La dimora dei Grimaldi, che gode sia dei vantaggi di palazzo di città un po’ decentrato sia di residenza di villa quasi suburbana, inaugura una tipologia finora inedita a Genova ed è la testimonianza del rinnovamento architettonico ed urbanistico della Genova del ’500, un rinnovamento che culmina con la realizzazione di “Strada Nuova” (oggi via Garibaldi) e dei palazzi nobiliari sulla via stessa, e successivamente, tra il 1778 e il 1786 col tracciato di “Strada Nuovissima” (oggi via Cairoli).

L’apertura di Via Cairoli ha causato trasformazioni e variazioni strutturali a Palazzo Grimaldi che era preesistente: ad esempio il prospetto su Strada Nuovissima ha ricevuto un apparato decorativo tale che a prima vista lo fa sembrare quello principale.
Per leggere la forma dell’edificio dobbiamo in parte prescindere dall’aspetto attuale. La facciata principale porge sempre su salita San Francesco di Castelletto, che nel sec XVI era molto frequentata perché unica via che conduceva sulla collina alla chiesa di San Francesco.

Il corpo di fabbrica aderisce alla conformazione del terreno in forte pendio; il prospetto su Salita San Francesco in origine, all’altezza del balcone in marmo a balaustrini al piano nobile, aveva al centro una profonda rientranza in corrispondenza del cortile aperto sottostante. L’aspetto odierno risale al 1697 con il tamponamento della loggia centrale e la copertura del primo cortile trasformato in atrio chiuso, con soprastanti salotti. La chiusura é evidenziata da una lieve rientranza dei due assi finestra centrali del prospetto. La ridipintura dell’intero fronte sembra risalire all’epoca di questo intervento.

I prospetti laterali si affacciavano su tre giardini, uno a monte, l’altro a valle ed uno sul retro, sono molto lodati dall’architetto tedesco Joseph Furttenbach, che fu a Genova nella prima metà del XVII sec. Rimase talmente estasiato nel vedere la bellezza del giardino, del ninfeo, e delle grotte che lo annotò nella sua opera, Newes Itinerarium Italiae, Ulm 1627, (p. 185): “Davanti alla chiesa di San Francesco i Signori Grimaldi hanno edificato un palazzo con stanze ben disposte e un giardino nel quale si trova una deliziosa “Grotta” fra le principali che si trovano in Italia. Vi sono giochi d’acqua d’ogni parte e d’ogni genere…..Vi à una navicella che può navigare da sà….,un ingranaggio con una levetta e chi lo calpesta à inondato d’acqua…questa grotta ornata da deliziose volte con coralli e conchiglie marine…….”

La novità dell’impianto del giardino ricorda la natura del committente Battista Grimaldi, uomo “nuovo”, curioso degli artifici di cui la cultura del suo tempo era particolarmente generosa. Il cortile centrale col suo porticato a 5 campate per lato, coperte da volticelle circolari, ottagone, quadrangolari, sembra proprio opera di un abile costruttore di cappelle che ha realizzato per i Grimaldi un saggio di bravura che suscita meraviglia.

Relativamente ai giardini, quello sul retro é stato occupato da un edificio eretto da Coppedé (del suo ninfeo resta solo lo scheletro murario senza più traccia nè degli apparati decorativi né degli automi), quello a monte é sopravvissuto solo in parte, mentre quello a valle è stato sbancato con l’apertura di Strada Nuovissima terminata nel 1787 con la conseguente trasformazione del prospetto meridionale (mutilato dal giardino) in prospetto principale che si affaccia sull’area di raccordo tra le strade Nuova e Nuovissima.
Nel XVIII secolo, circa due secoli dopo l’edificazione del palazzo, il colonnello del genio Giacomo Brusco, per dare dignità al prospetto divenuto principale, studiò adeguati ornamenti a stucco per ravvivare la facciata, costruì un avancorpo sormontato da un terrazzo e fece dipingere la meridiana.

Il Palazzo, con 2 cortili interni loggiati e con giardini, in origine era caratterizzato da soluzioni architettoniche che generavano particolari effetti di luce e di ombra, con l’alternanza di spazi aperti e spazi coperti: dal portico d’ingresso un cannocchiale visivo inquadrava il piccolo giardino a ponente con un grande ninfeo, con giochi d’acqua e automi attraverso un alternarsi di spazi appena interrotti dai giochi prospettici dei colonnati.