Palazzo della Meridiana intervista… Agnese Marengo e Anna Orlando
PALAZZO DELLA MERIDIANA, TRA STUPORE ED EUFORIA LA STAGIONE DEL BAROCCO GENOVESE DALLE “DIMORE-MUSEO” ALLA NUOVA MOSTRA TARGATA ORLANDO E MARENGO
Il senso della scoperta è una delle linee guida della ricerca condotta dalle curatrici Agnese Marengo e Anna Orlando per la realizzazione della mostra “Barocco segreto. Arte genovese dalle collezioni private”, visitabile sino al 10 luglio al primo piano nobile di Palazzo della Meridiana, uno dei più noti 42 Palazzi dei Rolli di Genova, Patrimonio Unesco dal 2006.
Uno spirito inconsueto, che fa la differenza e si distingue nel panorama delle esposizioni dedicate al periodo d’oro delle arti figurative a Genova per taglio didattico, dinamismo e novità. Del resto, nel centinaio di opere selezionate tutte da raccolte private, molte non sono mai state esposte in pubblico. Non era facile riuscire ancora a stupirsi e, conseguentemente, sorprendere i genovesi dopo la mostra “La forma della meraviglia. Capolavori a Genova tra 1600 e 1750” a Palazzo Ducale o “Genova Pittrice. Capolavori dell’Età Barocca nelle Collezioni di Banca e Fondazione Carige” a Palazzo Doria Carcassi o quella, ad esempio, esportata alle Scuderie del Quirinale “Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco” coprodotta e progettata insieme alla National Gallery di Washington, con la speciale collaborazione del Comune e dei Musei di Genova. Eppure, anche questa volta, le due storiche d’arte, tra le massime esperte del Barocco, sono riuscite nell’intento. Non è la “solita” grande mostra: qui si scava nel senso intimo del Barocco, portando il visitatore direttamente del cuore delle “dimore-museo” genovesi così ammirate da Rubens, nella cultura abitativa con i relativi status symbol, vale a dire nei suoi salotti atti a ricevere politici e rappresentanti della Chiesa secondo il sistema dei “Rolli”, così come tra gli oggetti allora in uso quotidiano nelle grandi famiglie del patriziato, della nobiltà nuova e della borghesia. Si apre così un ventaglio altamente incuriosente e variegato di prospettive indagatrici sul fermento politico, sociale ed economico dell’Età Barocca. Il percorso si snoda su cinque sale espositive tra sculture, incisioni, disegni, argenti, maioliche ed è cadenzato da un claim aperto a diverse interpretazioni, “Barocco è…”. La prima sala di Palazzo della Meridiana introduce infatti la mostra con un video breve e interessante, ma soprattutto con lo spaesamento prodotto da tante parole riprodotte sulle pareti a chiare lettere, che affollano sin da subito la mente del visitatore. E si ritroveranno centellinate nelle sale successive, a richiamare le tematiche affrontate, affiancate a pratici pannelli esplicativi.

“Passione, dramma, sperimentazione, movimento, euforia, iperbole, stupore, trionfo del colore, estro, sensualità, asimmetria, dinamismo, teatralità, pathos, capriccio e fantasia” sono alcune delle parole chiave capaci di traghettare il visitatore in un’altra dimensione, rendendolo partecipe dell’universo barocco, delle sue certezze e delle sue illusioni. Potremmo definirla una full immersion nel Seicento e nel Settecento, una sorta di viaggio nel tempo a piè pari e su più livelli?
A.M. “Abbiamo cercato di mettere in evidenza o meglio, di suggerire, diversi spunti di lettura. Il claim adoperato ‘Barocco è…’ seguito da una parola che via via cambia intende ricordare i tratti fondanti di questo periodo storicoartistico e cerca di suscitare una catena di causa-effetto, quindi una sorta di azione-reazione continua. Se il Barocco è ricerca della meraviglia, è passione, pathos il visitatore girando tra le sale può arrivare ad una definizione personale e particolareggiata: l’obiettivo è proprio quello di andare oltre la comprensione, in fondo di stimolare e far crescere nell’animo di chi respira Barocco una visione personale, la consapevolezza di tradurre individualmente un periodo storico complesso”.
Il Barocco è un periodo totalizzante, forse più di altri. La mostra a Palazzo della Meridiana comprende le arti applicate ad esempio nella sezione “Festa delle Arti”, dove figurano i piatti reali nel “Bianco-blu” tipico del Ponente ligure, esposti in collegamento con argenti decorati, oggetti d’uso quotidiano ed elementi d’arredo dalle linee sinuose e incantatrici. Nasce qui il vero significato o la consapevolezza del design ante-litteram, il piacere dell’oggetto in sé coniugandone la funzionalità?
A.M. “Sicuramente vivere in una dimora barocca significava attorniarsi di oggetti che parlavano un linguaggio comune. L’aura barocca, con la sua capacità di suscitare meraviglia, pervadeva gli ambienti e gli arredi, gli oggetti da esposizione come i “piatti reali” con gli elementi in rilievo dipinti a mano o quelli oggi considerati tra i più curiosi come le tulipaniere (vasi formati da più pance con vari beccucci per inserirvi ad uno ad uno i tulipani, ndr) e le saliere in maiolica, talmente elaborate da fungere da centro-tavola o ancora i bacili da barbiere modellati sulla forma del collo con conche a conchiglia finemente decorate. Anche l’oggetto d’uso, non da parata, da esporre, era bello, piacevole, desiderabile. L’ampio utilizzo di colori nelle ceramiche, dimostra la bravura degli artisti che si trovavano di fronte alla gestione delle diverse temperature massime tollerate da ogni pigmento, senza bruciarli o farne virare la tonalità. Gli stessi reggitorcera esposti ci dimostrano come la funzionalità andasse di pari passo con la spettacolarità: mi riferisco alle sinuose creature marine del 1670-1690 circa in legno intagliato e dorato della bottega di Filippo Parodi. Il Barocco è un’arte totale che modella e modifica ogni oggetto: tutto si trasforma”.

Nella parabola di una stagione irripetibile per vivacità artistica e bellezza, come sottolineato nell’ala dedicata a “Genova a colori” ricordate principalmente Bernardo Strozzi “il Cappuccino”, Giovanni Andrea De Ferrari, Domenico Piola, il Grechetto, Paolo Gerolamo, Stefano Magnasco, Valerio Castello, Gregorio De Ferrari, Bartolomeo e Domenico Guidobono. Possiamo soffermarci brevemente su Castello e De Ferrari? Cosa li accomuna?
A.M. “Genova è come Roma un polo d’avanguardia per la nascita del Barocco in pittura, a partire dalla presenza innovatrice di Rubens nei primi del Seicento e di un fertilissimo humus culturale che dà ben presto e copiosamente i suoi frutti. Per citare almeno un esempio e ritornare alle suggestioni iniziali di lettura dell’esposizione la parola dinamismo è accostata a Valerio Castello, ma anche all’immagine simbolo della mostra ‘Cristo appare alla beata Caterina Fieschi Adorno’ di Gregorio De Ferrari, una visione mistica dove è compresente la seduzione. Una summa tra amore sacro e profano che rende più dolce il dramma, racchiude l’idea di Barocco dell’amore mistico tra una Santa e Cristo, attraversato tuttavia da una grande sensualità. Castello e De Ferrari sono due apici del Barocco genovese e l’uno non può essere pensato senza l’altro. Con Castello si scardina la tradizione del naturalismo ed esplode il Barocco: la forma si muove, si crea nei vortici, come si vede negli affreschi in cui la vena creativa di Castello emerge chiaramente. Gregorio De Ferrari rappresenta sia la chiusura sia l’apertura del Barocco, di fatto riesce a portare il Barocco così in là da tramutarsi in Rococò.

Dal 2016 ha portato avanti diverse mostre ed eventi a Palazzo della Meridiana incentrati sul Barocco che hanno consentito di ampliare le conoscenze specialistiche e gli studi sul campo. Già agli esordi della carriera ha partecipato alla mostra capostipite sul tema del 1992 “Genova nell’Età Barocca” curata da Ezia Gavazza e Giovanna Rotondi Terminiello. Cosa ha significato per lei e come si ricollega a “Barocco segreto. Arte genovese dalle collezioni private”?
A.O. “Questa esposizione è la settima che curo a Palazzo della Meridiana e vede l’omaggio convinto alla mostra ‘Genova nell’Età Barocca’, la prima degli ultimi 50 anni capace di riprodurre la cultura barocca in senso globale. Si svolgeva tre decenni fa, durante le Celebrazioni Colombiane, e andava a coprire un gap di diversi decenni. Anzi, si potrebbe dire che è la prima vera e propria indagine espositiva ad ampio raggio sul Barocco Genovese. Ero appena laureata ed essere nel gruppo di lavoro di ‘Genova nell’Età Barocca’ ha rappresentato l’inizio di un percorso di studi e professionale, una vera e propria palestra di ricerca. A 30 anni di distanza, perseguendo su scala diversa lo stesso intento di restituire al visitatore un largo sguardo sul significato del Barocco, dedico insieme ad Agnese Marengo l’esposizione di Palazzo della Meridiana in particolare ad Ezia Gavazza, maestra di due generazioni di studiosi, scomparsa nella primavera del 2019. L’idea di focalizzarci sulla collaborazione con i privati aprendo al pubblico le loro opere si inquadra nell’ottica dell’estensione del sapere e della bellezza, tramandata di famiglia in famiglia, di casa in casa, dal segreto delle mura domestiche a tutti gli appassionati d’arte”.

Nella mostra, tra gli altri, si trovano due tasselli fondamentali: i modelletti per testimoniare la genesi dell’idea e un cartelame di 6 grandi sagome lignee dipinte ad olio capace di esprimere la teatralità barocca, una sorta di teatro del sacro in cui emozione e pathos si sposano. Potremmo dire che si passa dal versante più intimo della creazione sino alla sua celebrazione?
A.O. “I bozzetti, i disegni preparatori quadrettati, spesso usati per la presentazione al committente, in altri casi strumento di studio per gli allievi del pittore o memoria per scene analoghe, dimostrano come anche le composizioni dinamiche, apparentemente realizzate di getto, possano essere il risultato di accurati studi preparatori. La chiusura della mostra invece veicola gli effimeri, quegli apparati usati come scenografie in momenti particolari del rito cristiano. La teatralità, il pathos espressivo erano veicolo di fede, immergendo nel senso della preghiera. Il coinvolgimento dell’arte barocca e il suo svolgersi sul doppio binario del sacro e del profano ci traghetta in un periodo contradditorio, di irregolarità. Non c’è linearità nella pennellata, nelle forme delle figure, così come nulla è netto nella realtà, semmai molto sfumato. Spesso i quadri sacri hanno una sensibilità prettamente profana e i quadri profani una profondità di sentire mistica. Il Barocco è totalizzante, vive di contrasti e per sua natura sfugge ad ogni volontà di classificazione”.

Una curiosità infine sull’allestimento. Le pareti gialle e blu sono i colori della bandiera ucraina. Scelta o casualità?
A.O. “L’allestimento è venuto da sé, per accogliere e risaltare le opere d’arte e ricreare degli spazi immersivi, nell’intento di regalare il sapore della riscoperta, dell’apertura di questi beni preclusi al pubblico e presenti in mostra in via del tutto eccezionale. Abbiamo concepito la progettazione prima del conflitto, poi ci siamo resi conto con la famiglia Viziano, strada facendo, dell’assonanza e, già dai primi giorni della mostra, dell’empatia raccolta dai visitatori. Ancora una volta a ribadire come l’arte sia fonte di consolazione e appagamento”.
Coordinamento editoriale: Giulia Cassini

